La Gatta sul Tetto che Scotta – Paul Newman ed Elizabeth Taylor
“La Gatta sul Tetto che Scotta” è una film del 1958 prodotto in USA dalla Metro Goldwyn Mayer (MGM) con Paul Newman (33 anni) ed Elizabeth Taylor (26 anni) alla massima espressione della loro bellezza e talento. Belli, bravi e decisamente ben vestiti!

Elizabeth Taylor sfoggia, a nostro avviso, uno degli abiti più belli che Hollywood abbia mai visto e che non ha nulla da invidiare al guardaroba della raffinatissima Audrey Hepburn. Per non parlare di Paul Newman, che per gran parte del film indossa “egregiamente” un pigiama di seta color carta da zucchero, sicuramente scelto per far risaltare i suoi incredibili occhi azzurri.

Il film “La Gatta sul Tetto che Scotta”, diretto da Richard Brooks è un riadattamento cinematografico dell’omonimo dramma teatrale di Tennessee Williams che, nella versione cinematografica, ha ricevuto una quantità di premi, riconoscimenti, nomination agli Oscar, Golden Globe, British Academy film Awards ed è stato nominato dal National Board of Review Awards tra i dieci migliori film del 1958.
Aggiungerei che sicuramente è anche nella “top ten di sempre” di VedoVintage!
“La Gatta sul tetto che Scotta” è un complesso e coinvolgente dramma familiare.
Anche se non siete degli amanti del genere vi assicuriamo che vale ogni singolo minuto di visione.

Come spesso accade nelle sceneggiature anni 60, nulla è lasciato al caso. Non si riesce a distogliere l’attenzione. Non un attimo di noia né una parola di troppo nei dialoghi. Ogni personaggio è fortemente caratterizzato. E’ tutto talmente vero e realistico che facilmente ci si dimentica di essere semplici spettatori. Ci si trova travolti e si sperimentano la frustrazione e il disagio crescenti dei protagonisti. Tutto si consuma nel giro di poche ore, quasi in tempo reale, fino a raggiungere l’apice e la risoluzione, nello stesso arco di tempo in cui “fuori” imperversa un violento temporale.
Ci sono inoltre battute dal sapore squisitamente vintage del genere:
Maggie: “Noi dobbiamo sventare quella manovra!” (forse non si usa più nei film dal 1958
)
oppure
Brick: “Non scendo dabbasso Maggie nè per te nè per il mio grande padre!”
Ma non temete: alla fine avrete la vostra soddisfazione!
Grande anno per Paul Newman che sempre nel 1958 interpretò un’altra pellicola-capolavoro: “La Lunga Estate Calda“, al fianco della moglie Joanne Woodward.
Ma ecco la trama de “La Gatta sul Tetto che Scotta“:
Come “La Lunga Estate Calda“, “La Gatta sul Tetto che Scotta” è ambientato nel profondo Mississippi.

I Pollitt sono tutti riuniti nella tenuta di famiglia all’ombra del padre-padrone Harvey Pollitt (Burl Ives), detto “Big Daddy” o “Papà Pollitt”, in occasione del suo 65° compleanno (immaginate uno scenario alla “Via Col Vento”, con tanto di servitù! Ma con le automobili).
Papà Pollitt è un ricchissimo proprietario terriero, prepotente e anaffettivo, sposato con Ida dalla quale ha avuto due figli: Brick e Gooper (o Cooper).

Il più giovane e suo “preferito” Brick (Paul Newman) è un ex giocatore di football ed ex cronista sportivo. Disilluso, autodistruttivo e dedito al whisky, Brick è sposato, senza figli, con Margaret detta “Maggie la Gatta” (Elizabeth Taylor).

Il maggiore dei due fratelli, Gooper (Jack Carson), fa l’avvocato a Menphis ed è sposato con Mae (Madeleine Sherwood), pettegola, sgradevole nei modi e invadente, con la quale ha avuto ben cinque figli, e un sesto è in arrivo!
Le ragioni di questa riunione familiare però riguardano tutto fuorché i festeggiamenti.
L’intera famiglia è infatti in attesa di un doloroso verdetto: Papà Pollit è di ritorno da un viaggio in una rinomata clinica di Menphis nella quale gli hanno fatto delle analisi per verificare il sospetto di un tumore al colon.
Il verdetto è purtroppo positivo, il tumore c’è ed è inoperabile. Harvey ha i giorni contati ma il dottore non ha il coraggio di rivelare subito la notizia a lui e alla moglie Ida. La rivela invece ai figli.
Gooper ha sempre fatto tutto ciò che desiderava il padre senza riuscire ad ottenere la sua approvazione. Decide che è quindi arrivato il momento di proteggere almeno i suoi interessi e insieme alla moglie Mae fa di tutto per accaparrarsi l’eredita e il controllo di tutti i beni, il “pezzo più grosso della torta” all’insaputa di Papà Pollitt.

Brick è invece disgustato e beve, si rifiuta di partecipare ai festeggiamenti, del tutto indifferente all’idea di perdere la sua parte di eredità.

E’ una bomba di rabbia che rivolge contro la moglie Maggie, rifiutando costantemente le sue numerose avance. Brick incolpa Maggie di aver sedotto Skipper, il suo migliore amico dai tempi della scuola il quale si è poi suicidato gettandosi dall’ultimo piano di un grattacielo. Le ragioni della morte di Skipper si comprenderanno solo alla “resa dei conti”. Pur accettando di continuare a vivere con lei, dalla morte dell’amico, Brick è diventato un ubriacone e la rifiuta sistematicamente malgrado i numerosi tentativi di Maggie.
La rabbia di Brick è rivolta anche verso il padre che si è sempre comportato come un “padrone”, gli ha sempre dato solamente cose materiali ma non è mai stato un sostegno per lui, non gli ha mai dato affetto nè a lui nè tantomeno alla mamma Ida o suo fratello Gooper.

La situazione si fa critica quando Papà Pollitt convinto di essere in piena salute, decide di rimettere “in gamba” anche il suo figliolo preferito. E’ giunto il momento di un confronto con Brick: deve sapere perchè beve, perchè rifiuta la moglie, perchè si autodistrugge in quel modo e non molla finchè non riesce a venirne a capo, portando la situazione a un tale livello di tensione che Brick gli rivela brutalmente che sta per morire.
Ecco uno dei momenti più intensi del dialogo tra Brick e Papà Pollitt:
Papà Pollitt: Tu non fai che compatire te stesso e ti senti una vittima.
Non hai ucciso tu Skipper, si è suicidato! Tu, Skipper e milioni di altri vivete in un mondo infantile, in un mondo senza preoccupazioni, né responsabilità.
La vita non è un match di football! La vita non è soltanto football. Fai il ragazzo e hai trent’anni. Non puoi arrivare a cinquanta correndo ancora appresso ad applausi illusori. La vita non è nei sogni dell’alcool.
Gli eroi veri vivono 24 ore al giorno e non i tempi di una partita. Menzogne… ma tu non… non puoi vivere di menzogne, ma le conosci bene!
La verità è dolore, sudore, conti da pagare, vivere vicino ad una donna che non si ama più. La realtà non è fatta di sogni e il tuo nome va sui giornali solo quando muori…
Tu non sei ancora un uomo figlio, un uomo non chiude il telefono a un amico, né ripudia la moglie, né si rovina la vita. Questa è la verità che tu non sai affrontare.
Brick: E perché tu sai farlo?!
Papà Pollitt: Sì figlio!
Brick: Già, la verità degli altri…
Papà Pollitt: Balle! Sai fuggire soltanto…
Brick: Sì certo! Fuggo! Fuggo via dalle bugie, dagli auguri ipocriti, dai 100 di questi giorni quando si sa che non ce ne saranno!
La consapevolezza di aver duramente ferito il padre, incrina la corazza di rabbia e indifferenza di Brick che continua il suo confronto con lui ma con un altro spirito trovando la lucidità di affrontare i loro problemi, di ammettere i propri errori rivedendo e rivalutando anche il suo rapporto con Maggie. Anche Papà Pollitt riesce ad aprirsi e a vedere la sua vita e i suoi rapporti con una maggiore chiarezza e a mettersi in discussione.
Ormai tutti giocano le proprie carte e mostrano le proprie intenzioni ma alla fine vincerà la verità, la verita del coraggio. Il coraggio di chi non teme di esporsi, di soffrire e di combattere per chi ama.
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