Fotografia Vintage: Ingranditori e Chimica nella Fotografia Analogica
Quando la fotografia era analogica, stare in una camera oscura era un po’ come giocare al “Piccolo Chimico“!

Tutti noi fotografi abbiamo giocato a lungo e felicemente con la chimica nelle camere oscure!
Da questa abbiamo ricavato sogni, viaggi, calde emozioni e feroci delusioni.
I minuti diventavano ore, giorni, mesi. Costantemente alle prese con prove, cronometri, maschere, filtri, lunghe ricerche e attese, nascosti al mondo e al giorno, velati soltanto da una flebile luce rossa.
Fatta questa premessa, non mi si scambi per un seguace di Albert Hofmann, “padre” dell’ LSD!
Molto più banalmente, sto parlando del lunghi tempi necessari per lo sviluppo di una fotografia nell’era pre-digitale quando la fedele compagna di vita di un fotografo, oltre ovviamente alle macchina fotografica, era la camera oscura e con essa i “misteriosi” processi chimici che avevano luogo al suo interno.
Lo strumento fondamentale del “piccolo chimico fotografo” era un oggetto ormai Vintage ed in via dʼestinzione: lʼingranditore!
Si tratta di una favolosa macchina risalente all’era pleistocenica della fotografia analogica.
Gli ingranditori erano assolutamente necessari e fondamentali per la stampa fotografica e si dividevano in:
- ingranditori a condensatore, dotati di una sorgente luminosa, una lente che condensa la luce, un supporto per la pellicola e un obiettivo, ottimo per chi ricercava un livello di contrasto alto;
- ingranditori a diffusore, dotati di sorgente luminosa, un diffusore, un supporto per la pellicola e un obiettivo;
- ingranditori a colori, strutturati come gli ingranditori a diffusore ma con lʼaggiunta di uno strumento per la gestione dei colori.
Nella grande scelta di modelli di ingranditori, tra i miei preferiti c’erano Durst, Agfa, Bogen, Fuji e Teufel.
Tuttavia, il momento più emozionante dello sviluppo analogico era sempre il “passaggio chimico” della carta fotografica!
Dopo esposizioni più o meno lunghe, attesa, filtri e mascherature, bruciature, sovraesposizioni e sottoesposizioni, il momento della verità era il bagno chimico nelle sue tre fasi: sviluppo, fissaggio e lavaggio.
Quello era il momento in cui, con il fiato sospeso e dopo lunghi attimi di suspense, si comprendeva veramente lʼessenza della foto scattata o, molto spesso, si prendeva coscienza della atroce verità: era tutto da rifare!
Oggi la camera oscura è stata sostituita dalla camera “chiara”: il computer.
Un’evoluzione nel mondo della fotografia che ha portato non pochi vantaggi ai nostri vestiti, alle nostre persone e alle nostre narici.
Sono ormai lontani i pericoli di macchie e involontari bagni chimici, secchi volanti e scivoloni… ma diciamolo, insieme a tutto questo se n’è andata anche un po’ di poesia.
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