Peanuts e la Banda di Charles Shulz
Penso spesso ai Peanuts e a tutta l’allegra banda creata da Charles Schulz nel 1950. Iniziai a leggerli grazie a mio padre che collezionava i fumetti originali di Linus usciti in Italia dalla fine degli anni 60 in poi.
Mi ricordo che aveva fatto rilegare i 12 numeri delle annate 1966, 1967, 1968 e1969 in dei grossi faldoni cartonati che solo a reggerli pesavano tonnellate.
Era un piacere sfogliare quelle pagine in cui si trovavano tra l’altro, oltre alle striscie originali dei Peanuts, capolavori del fumetto come Li’l Abner, Wizard of It, B.C. e i suoi personaggi preistorici, Valentina di Crepax, le avventure poliziesche di Dick Tracy, Jeff Hawke e i suoi incontri spaziali, le sconclusionate vicende militari di Beetle Bailey e tanti altri.
Ma comunque, sempre e in ogni caso, ogni volta che aprivo un Linus leggevo accuratamente tutti gli altri fumetti e mi tenevo sempre per ultima la lettura dei Peanuts, come la ciliegina sulla torta, con quel masochismo piacevole dell’attesa per tenersi il meglio alla fine.
Adoravo tutti i personaggi, incondizionatamente, e li adoro tuttora.

Dal banchetto dello psicanalista di Lucy alle goffe partite di baseball di Charlie Brown, dal pianoforte di Schroeder alle mentine avariate di Pig Pen, dall’immancabile coperta di Linus all’indolenza di Snoopy, dalla scioltezza hippie di Piperita Patty agli occhialoni insicuri di Marcie, dal Grande Cocomero all’albero Mangia-Aquiloni, dall’ invisibile ragazzina dai capelli rossi all’ invisibile gatto dei vicini.
Tutti, a loro modo (ma di questo te ne rendi conto solamente in età adulta) rappresentavano e abbracciavano tutte le categorie del genere umano; anche le persone o gli oggetti mai apparsi avevano comunque un loro significato ( ad esempio la ragazzina dai capelli rossi rappresentava tutti gli amori non corrisposti, il Grande Cocomero era la speranza sempre disillusa, e così via ).
Le insicurezze dell’infanzia nella coperta di Linus, trascinate anche in età adulta fino a tenersi per ricordo un pezzetto della coperta.L’ostinazione di un Charlie Brown nel voler ripetere sempre gli stessi errori e la sua solitudine sul monte del lanciatore.
La fantastica finta apatia di Snoopy, in realtà un bracchetto sdraiato sul tetto della sua cuccia, in pratica un filosofo tipo Grande Lebowsky che tutto osserva e tutto guarda dall’alto del suo essere superiore.

L’astrazione completa dal mondo esterno nel pianoforte di Schroeder intento solo a suonare il “suo” Beethoven noncurante dei tentativi di abbordaggio di Lucy.
Tutto nei Peanuts è vita reale mascherata da fumetto, una scuola a cielo aperto.
Voglio bene loro come se fossero dei miei carissimi amici e penso che non mi stancherò mai di leggerli e rileggerli.
Voi avete dei ricordi personali su di loro? Mi farebbe piacere ascoltarli per rivivere insieme quelle sensazioni. Condivideteli con noi.
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