Steppenwolf: dal Lupo della Steppa all’Heavy Metal
“I like smoking and lightning, heavy metal thunder, racin’ with the wind…“, “Mi piacciono il fumo ed il lampo, il tuono del metallo pesante, correre con il vento”.
Con queste parole, mai pronunciate fino ad allora, e inserite nella celeberrima canzone “Born to be Wild”, si dice che fu coniato il termine “heavy metal”.
Era il 1968, l’America era in piena rivoluzione hippie ed il fermento giovanile era all’inizio della sua stagione che avrebbe portato poi alle rivolte studentesche nel mondo, fino ad arrivare all’apice con il festival di Woodstock del 1969.
Un giovane gruppo musicale rock canadese-statunitense era appena approdato sulle scene musicali con il primo album d’esordio (e la loro firma per gli anni a venire), “Steppenwolf”.
Questo curioso nome fu scelto dal loro cantante, John Kay, il quale essendo di origine tedesche, prese a spunto il nome dal romanzo di Hermann Hesse “Il lupo della steppa” o in tedesco “Der Steppenwolf”.
La canzone che li proiettò subito al vertice di tutte le classifiche dell’epoca fu “Born to be Wild”.

Più che una canzone, diventò da subito un manifesto, un’icona, un modo di essere, un mezzo per contrapporsi a quell’ America benpensante medio-borghese, che vedeva il mondo in maniera conservatrice e ottusa e che considerava i giovani “capelloni perditempo”.
La bomba che fece però esplodere definitivamente la fama degli Steppenwolf, fu l’inserimento, l’anno successivo (1969), di questa canzone nel cult movie “Easy Rider”, uno dei massimi esempi (se non il primo) di road-movie su due ruote.
Il film, interpretato dai bravissimi Dennis Hopper, Peter Fonda e da un giovanissimo Jack Nicholson, ripercorre il tema della libertà, del viaggio totale, della voglia di evasione, della cultura di controtendenza, in un appassionante avventura dalla California alla Louisiana.
Vuoi per i temi, vuoi per i brillantissimi e lucidatissimi chopper dei protagonisti, vuoi per i trasgressivi giubbotti di pelle, vuoi per i coloratissimi Rayban, il binomio “Born to Be Wild-Easy Rider” divenne inscindibile e ancora oggi, a distanza di 45 anni, il suo valore è più forte che mai.
A partire da quella stagione di dissenso artistico-musicale nulla fu più come prima.
Così, mentre dal punto di vista cinematografico i produttori di Hollywood si accorsero per la prima volta che esisteva un vasto pubblico giovanile che poteva “fare cassetta”, dal punto di vista musicale, gruppi come gli Steppenwolf crearono inconsapevolmente un nuovo genere, l’heavy metal, e tutto quel mondo legato al “metallo pesante” fatto di borchie argentate, di cuoio, di pistoni, di teschi, di riders e di Harley Davidson, di bandiere americane e di bandane.
Da quella piccola frase tutto ebbe inizio; gruppi come i Led Zeppelin, i Deep Purple, i Blue Cheer, i The Move, i Blue Oyster Cult o i Black Sabbath furono i primi figli di una nidiata che avrà poi nei suoi nipoti gli Scorpions, gli AC/DC, gli Aerosmith, Alice Cooper, i Kiss, fino ad arrivare ai giorni nostri con i mille esponenti del “Black Metal”, “Gothic Metal”, “Death Metal”, “Trash Metal”, “Power Metal”…
Ora chiudete gli occhi e immaginate:
Deserto della California, aria calda e vento che spazza le dune.
Un’unica strada dritta che si perde per centinaia di chilometri.
Vi fermate un attimo e parcheggiate la vostra Harley sul ciglio della carreggiata.
Siete soli con voi stessi e con i vostri pensieri.
Un’iguana vi osserva da dietro un cactus.
Vi accendete una profumatissima Lucky Strike ed inforcate i vostri Rayban per proteggervi dal sole di mezzogiorno.
All’improvviso dal nulla sale una musica…


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